lunedì 15 giugno 2009

Lavoro e Diritti


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Eccomi di nuovo qui... seppur per un breve saluto. Innanzitutto scusatemi, lo so che non si scompare così di punto in bianco, senza dare spiegazioni!! Del resto non è la prima volta che mi capita e dopotutto ogni blogger sa che possono capitare periodi del genere.

Questa volta però c'è un motivo ben preciso alla base della mia momentanea assenza... la nascita di un nuovo blog! E' da un po' che mi ronzava in testa l'idea di iniziare a scrivere di cose che conosco molto bene, visto il mio ambito lavorativo e così qualche settimana fa, senza indugiare oltre ho acquistato il dominio www.lavoroediritti.com

Ovviamente la scelta non è stata casuale; le mie conoscenze in ambito di diritto del lavoro, la mia passione per il web e l'apporto fondamentale di mia moglie, laureata in giurisprudenza e anch'essa appassionata della materia sono i motivi che mia hanno spinto ad iniziare questo nuovo progetto.

L'argomento penso sia tremendamente attuale, vista la crisi economica e la conseguente inflazione dei diritti fondamentali dei lavoratori! Come ho sempre sostenuto reputo la condivisione delle conoscenze il pregio fondamentale della rete e quindi metto volentieri il mio sapere e quello di mia moglie a disposizione dell'ampio pubblico del web.

Comunque spero di tornare presto a scrivere con una certa regolarità su Versione Beta, che resta insieme a voi lettori, sempre nel mio cuore e nella mia mente.

Quindi prendete questo post come un arrivederci e non come un addio!

Ciao a tutti,
Antonio

www.lavoroediritti.com

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sabato 6 giugno 2009

Uomini e caporali


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“Uomini e caporali”, scritto dal giornalista Alessandro Leogrande è un viaggio nel Tavoliere delle Puglie, terra di caporalato e di sfruttamento dei moderni “schiavi”.
Molti, come me avranno già sentito parlare di caporalato, ma ben pochi sanno che , nella pratica, si tratta di una vera e propria forma di riduzione in schiavitù.

I nuovi “schiavi” sono africani ma, soprattutto polacchi e rumeni che giungono nelle terre del mezzogiorno con la speranza di una vita migliore, disposti a lavorare duramente nei terreni in cambio di un po' di soldi e di dignità.

Purtroppo la loro speranza si infrange nell'incorntro con i Caporali (spesso loro connazionali) i quali, in pieno accordo con i proprietari terrieri li smistano nell'intera regione.

I nuovi schiavi-braccianti sono costretti a lavorare nella raccolta di pomodori o di altri frutti dall'alba al tramonto, con la promessa (sempre vana) di un compeso da miseria; sono obbligati a vivere in casolari di campagna che diventano veri e propri “campi di lavoro”, ammassati in 20-30 in una stanza, senza acqua né servizi igienici.

Controllati con la violenza e con le armi, molto spesso drogati di anfetamine per farli essere più “produttivi”, queste vittime sono totalmente incapaci di reagire e, chi ci prova viene brutalmente malmenato; molti di loro addirittura “scomparsi nel nulla”.

Ma nel 2005 qualcosa cambia: tre ragazzi polacchi riescono a fuggire dal “campo” e raggiungere l'ambasciata a Bari. Grazie alle loro denunce si apre uno squarcio in questa vergogna, viene fatto il primo blitz della DDA nei casolari del Foggiano e messo su il primo processo con alla sbarra decine di caporali.

Questo evento ha avuto e continua ad avere molta risonanza in Polonia; in Italia invece è passato del tutto inosservato e questo, non tanto agli occhi della gente ma quanto dei nostri Governanti; non si può far finta di niente solo perchè le vittime non sono italiane: occorrorno leggi che prevedano questo fenomeno del caporalato come un reato, occorrono soldi per le Procure, le forze dell'ordine e gli Ispettorati del Lavoro che sul campo, possano fronteggiare il fenomeno, ma sopratutto occorre che noi (e soprattutto i nostri parlamentari) ci indignamo per questo stato di cose perchè, solo indignandoci per qualsiasi sopruso, violenza e ingiustizia, riusciremo a preservare la nostrà dignità e la nostrà libertà e, solo così,uno Stato che dice di essere democratico e liberele, potrà dimostrare di esserlo nei fatti.

Massima Di Paolo

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giovedì 30 aprile 2009

1 Maggio, Festa dei lavoratori e crisi mondiale


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(Immagine di pubblico dominio tratta da Wikipedia)

La terribile tragedia d'Abruzzo ha giustamente accentrato su di se l'attenzione dei media. Ora la preoccupazione più grande è la febbre suina, intanto è già partita la campagna elettorale per le europee... e la crisi? La crisi è di colpo scomparsa da TV e giornali come per magia.

Ma nel mondo reale, nei negozi, nelle piazze, fra la gente... è davvero scomparsa? Personalmente potrei scrivere un libro sulla mia vita da precario, in più avrei altre 100 storie di amici e parenti da raccontare e quindi vivo la crisi direttamente sulla mia pelle.

Domani è il primo maggio, festa dei lavoratori, ma sarà dura festeggiare per moltissimi italiani. Cosa festeggeranno i disoccupati, i cassaintegrati, i precari, i lavoratori in nero, contrattisti, borsisti, ricercatori di ogni genere ecc. ecc.

Intanto c'è chi litiga a distanza su eredità a 9 zeri e ci farebbe lavorare qualche sabato e domenica in più perchè l'Italia è il paese dove ci sono più ferie e festività! C'è chi ha festeggiato ieri, festeggia oggi e festeggerà anche domani con l'unica preoccupazione di investire al meglio i milioni di euro depositati in banca.

Noi invece siamo quelli che ogni mese tentano di sbarcare il lunario, con mille euro al mese o giu di li... ma non potrà piovere per sempre!

Buon primo maggio a tutti.

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giovedì 23 aprile 2009

25 aprile e Festa della Liberazione, per non dimenticare


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(Immagine di pubblico dominio tratta da Wikipedia)

Era giunta l'ora di resistere; era giunta l'ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini.
Piero Calamandrei

Mentre Silvio Berlusconi mette in scena uno dei più grandi spot elettorali che io abbia mai visto, con il benetacito del capetto dell'opposizione Dario Franceschini, io mi preparo psicologicamente a festeggiare il giorno più bello dell'anno.

Non è "orgoglio comunista" o una questione politica, lungi da me questa politica (soprattutto la politichina degli ultimi 20 anni), ma più semplicemente un motivo di fierezza, un senso di appartenenza alla comunità italiana.

Il 25 aprile del 1945 Milano e Torino venivano liberate dall'oppressione nazi-fascista e contemporaneamente venivano gettate le basi della nostra repubblica democratica, che divenne effettiva con l'entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana del 1 gennaio 1948.

I nostri avi posero le basi perchè tutti in Italia avessero la possibilità di vivere in democrazia, ci indirizzarono verso un percorso di unità e appartenenza per evitarci di fare gli stessi errori che loro fecero prima di noi. L'attuale classe politica ha dimostrato troppe volte di non rispettare la nostra Costituzione e le istituzioni democratiche in essa contenute e io mi vergogno di essere rappresentato da questa gente (maggioranza e opposizione).

A ricordo di questa giornata metto a disposizione di tutti quanti vogliano ridargli un'occhiata, la nostra Costituzione, che da oggi avrà un posto fisso nella sezione gadget&iniziative di questo sito, spero apprezziate.
Vi lascio con un capitolo di storia della nostra breve e martoriata Repubblica e a questo punto non mi resta che augurarvi buon 25 aprile e buona Liberazione.

Dall'insurrezione alla liberazione
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il 19 aprile 1945, mentre gli Alleati dilagavano nella valle del Po, i partigiani su ordine del CLN diedero il via all'insurrezione generale. Dalle montagne, i partigiani confluirono verso i centri urbani del Nord Italia, occupando fabbriche, prefetture e caserme. Nelle fabbriche occupate venne dato l'ordine di proteggere i macchinari dalla distruzione. Le sedi dei quotidiani furono usate per stampare i giornali clandestini dei partiti che componevano il CLN.

Mentre avveniva ciò, le formazioni fasciste si sbandavano e le truppe tedesche allo sfacelo battevano in ritirata. Si consumava il disfacimento delle truppe nazifasciste, che davano segni di cedimento già dall'inizio del 1945 e i cui vertici si preparavano alla resa agli Alleati.

La mattina del 14 aprile, in un'Imola che sembrava deserta, entrò per primo il l'87° Reggimento Fanteria del Gruppo di Combattimento "Friuli" che, però, fu subito comandato di dirigersi verso Bologna. Poco dopo giunse la divisione Carpatica polacca, comandata dal Generale Władysław Anders insieme ai soldati del Gruppo di Combattimento "Legnano", che furono accolti dagli imolesi che, nel frattempo, erano usciti dai loro rifugi. Ancora la mattina del 21 aprile, fu il "Friuli" ad entrare per primo a Bologna, passando per la Porta Maggiore, nel tripudio dei bolognesi. In giornata giunsero anche i polacchi, il "Legnano" e altri gruppi. Gli americani liberarono Modena il 22 aprile, Reggio Emilia il 24 e Parma il 25. Nella stessa data, a Genova, inizia l'insurrezione, che porterà il generale tedesco Gunther Meinhold ad arrendersi formalmente al CLN ligure il 25 aprile.

Milano e Torino furono liberate il 25 aprile: questa data è stata assunta quale giornata simbolica della liberazione di tutta l'Italia dal regime nazifascista e, denominata Festa della Liberazione, viene commemorata annualmente in tutte le città italiane.

Le truppe alleate arrivarono nelle principali città liberate nei giorni seguenti. La liberazione di molte città, inclusi centri industriali di importanza strategica, prima dell'arrivo degli alleati rese l'avanzata di questi più rapida e meno onerosa in termini di vite e rifornimenti. In molti casi avvennero drammatici combattimenti strada per strada; i resti dell'esercito tedesco e gli ultimi irriducibili fascisti della Repubblica Sociale Italiana sparavano asserragliati in vari edifici o appostati su tetti e campanili su partigiani e civili. Tra essi e le forze partigiane avvennero talvolta vere e proprie battaglie (come a Firenze nel settembre 1944), ma solitamente la loro resistenza si ridusse a una disorganizzata guerriglia, per esempio a Parma e a Piacenza.

La notte tra il 25 e il 26 aprile 1945 Benito Mussolini, con i suoi gerarchi e famiglie pernotta a Grandola ed Uniti nell'hotel Miravalle nella frazione di Cardano.

Il 27 aprile 1945 Benito Mussolini, indossando la divisa di un soldato tedesco, fu catturato a Dongo, in prossimità del confine con la Svizzera, mentre tentava di espatriare assieme all'amante Claretta Petacci. Riconosciuto dai partigiani, fu fatto prigioniero e giustiziato il giorno successivo 28 aprile a Giulino di Mezzegra, sul lago di Como; il suo cadavere venne esposto impiccato a testa in giù, accanto a quelli della stessa Petacci e di altri gerarchi, in piazzale Loreto a Milano, ove fu lasciato alla disponibilità della folla. In quello stesso luogo otto mesi prima i nazifascisti avevano esposto, quale monito alla Resistenza italiana, i corpi di quindici partigiani uccisi.

Il 29 aprile la resistenza italiana ebbe formalmente termine, con la resa incondizionata dell'esercito tedesco, e i partigiani assunsero pieni poteri civili e militari.

Il 30 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia ebbe a commentare che "la fucilazione di Mussolini e dei suoi complici è la conclusione necessaria di una fase storica che lascia il nostro paese ancora coperto di macerie materiali e morali."

Il 2 maggio il generale britannico Alexander ordinò la smobilitazione delle forze partigiane, con la consegna delle armi. L'ordine venne in generale eseguito e le armi in gran parte consegnate, in tempi diversi nei vari luoghi in dipendenza dell'avanzata dell'esercito alleato, della liberazione progressiva del territorio nazionale, e del conseguente passaggio di poteri al governo italiano; una parte delle forze partigiane fu arruolato nella polizia ausiliaria ad hoc costituita.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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mercoledì 22 aprile 2009

Scaricabile n. 13


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(Clicca sulla copertina per sfogliare online la rivista)

Da giorni ormai è on-line il n. 13 della rivista satirica ScaricaBile di cui vi ho già parlato qualche tempo fa.

Intanto la rivista si è evoluta, è stata perfezionata la grafica e i collaboratori sono sempre più numerosi. In più da qualche tempo è possibile sfogliarla direttamente on-line grazie al servzio offerto gratuitamente da issuu.com

Io continuo a seguirli regolarmente e devo dire che ogni numero è sempre uno spasso. Ormai internet è l'unico media che permette ancora ai piccoli editori di esistere, e penso che questo genere di satira non possa far che bene alla nostra malandata democrazia.

Perciò vi invito a sostenere questo progetto, anche solo leggendo e diffondendo la rivista. So che il mio appello non cadrà nel vuoto!

Link: SCARICABILE


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